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Il glucosio è la principale fonte di energia per le cellule e svolge un ruolo fondamentale nel corretto funzionamento del metabolismo. Quando però i livelli di glucosio nel sangue tendono a superare i valori fisiologici, l’equilibrio metabolico può alterarsi nel tempo. Nel lungo periodo, valori frequentemente fuori range possono essere associati a quadri metabolici più complessi, come lo sviluppo di Diabete: per questo il monitoraggio periodico e il confronto con un professionista sanitario sono sempre raccomandati.
La glicemia indica la concentrazione di glucosio (zucchero) nel sangue. Il glucosio è il nutriente essenziale di tutte le cellule del nostro organismo che lo prelevano direttamente dal sangue. La maggior parte del glucosio proviene dall’alimentazione, mentre una quota minore può essere prodotta dall’organismo a partire da grassi e proteine.
Dopo l’assorbimento intestinale, la glicemia è regolata principalmente dagli ormoni insulina e glucagone, che mantengono l’equilibrio tra produzione e utilizzo del glucosio da parte delle cellule nel corso della giornata. L’insulina, in particolare, è il principale ormone ipoglicemizzante che riduce la glicemia a seguito di un pasto per regolare il metabolismo degli zuccheri. Il glucagone, invece, interviene quando la glicemia tende a scendere, sostenendo il mantenimento di livelli adeguati di glucosio nel sangue.
Un eccesso di zuccheri nel sangue (glicemia alta) stimola la produzione di insulina, che, nel tempo, può associarsi ad un maggiore accumulo di grasso, a variazioni dei trigliceridi e a una ridotta risposta delle cellule all’insulina, una condizione nota come insulino-resistenza.
La glicemia alta, di per sé, non provoca generalmente sintomi evidenti. Proprio per questo è importante non trascurarla e monitorarla regolarmente tramite analisi del sangue, confrontando i risultati con un professionista della salute e intervenendo già ai primi segnali di alterazione.
In soggetti sani, che hanno una vita regolare e un’alimentazione equilibrata, i valori di glicemia a digiuno possono variare dai 70 ai 110 mg/dl. Valori tra 100–125 mg/dl indicano una condizione di alterazione, definita alterata glicemia a digiuno; mentre valori di glicemia a digiuno ≥126 mg/dl sono considerati come indice di diabete (secondo criteri dell’American Diabetes Association) e diagnosticati dal medico.
Oltre alla trasmissione genetica esistono numerosi fattori che possono favorire l’insorgenza di glicemia alta: l’obesità o il sovrappeso, soprattutto a carico del grasso addominale, la sedentarietà ed un’alimentazione troppo ricca in zuccheri semplici e povera in fibre sono i principali elementi. Generalmente le persone non avvertono importanti sintomi fisici anche quando l’iperglicemia è già presente.
Alcune abitudini possono contribuire al mantenimento della glicemia entro limiti raccomandati: